Report IPCC 2014: il metano ponte tra un mondo “a carbone” e un mondo “rinnovabile”

Il nuovo rapporto stilato dagli esperti dell’IPCC, liberamente disponibile su www.ipcc.ch/report/ar5/wg3/, evidenzia ancora una volta come gli effetti dei cambiamenti climatici non siano ancora sufficientemente contrastati a livello globale, complice la mancanza di omogeneità nell’approccio alla problematica, cosa che le varie conferenze sul clima hanno evidenziato in modo drammatico, concludendosi sempre più spesso con un nulla di fatto, come nel caso dell’ultimo appuntamento del 2013 a Varsavia, dove nonostante tutte le belle parole scambiate, non c’è stato verso di accordarsi su una posizione condivisa e di impegnarsi concretamente a fare qualcosa.

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Elettricità e gas: in medio stat virtus

È recente la notizia del rischio di black-out cui il nostro Paese, e in modo particolare il nostro tessuto produttivo, è esposto in seguito alle operazioni di dismissione (nel caso della Germania) o di manutenzione (nel caso della Francia) delle centrali elettronucleari che fino ad oggi hanno contribuito, e in modo sostanziale, alla rete di distribuzione europea, cui ovviamente è connessa anche l’Italia.

Il monito arriva dalla ENTSO-E, l’Associazione degli Operatori Elettrici Europei, e ribadisce quanto già segnalato in passato (a dimostrazione che il problema era noto e che poco si è fatto per gestire per tempo l’emergenza).

Curioso il fatto che proprio la Germania, paese che molto si è esposto sull’utilizzo massiccio delle fonti rinnovabili di energia, anche nel settore della generazione elettrica, sia fortemente in crisi di fronte alla prospettiva di chiusura di otto delle sue centrali nucleari, chiusura fortemente voluta a livello politico (in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, sicuramente non informata in modo completo sui vantaggi e svantaggi di una decisione così drastica) ma forse non adeguatamente valutata nelle sue implicazioni per le imprese e per tutte le utenze elettriche “normali”, che come più volte evidenziato da tutti gli studi internazionali, non sono certamente oggi, e ben difficilmente potranno esserlo a breve, alimentate sfruttando esclusivamente potenza elettrica da fonte rinnovabile (vedere anche http://www.roburperte.it/2011/01/31/fonti-fossili-e-rinnovabili-diamo-una-prospettiva-realistica/).

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Le pompe di calore geotermiche in Europa: Italia fanalino di coda?

Pompe di calore geotermiche ROBURSecondo quanto riportato da un’indagine pubblicata dall’ENEA (Barometro delle pompe di calore, redatto alla fine del 2009) le pompe di calore vendute in Europa nell’ambito residenziale negli ultimi anni sono oltre 100.000 all’anno (oltre 112.000 nel 2008) e dovrebbero aver raggiunto il milione di pezzi installate alla fine del 2010.

In Europa la pompa di calore è “una tecnologia pienamente riconosciuta e collaudata la cui funzione principale è di provvedere al riscaldamento residenziale. In aggiunta, una pompa di calore può svolgere altre funzioni, perché un sistema che fornisce il riscaldamento domestico può, in determinate configurazioni, fornire anche la produzione di acqua calda domestica. Altre pompe di calore possono riscaldare gli edifici in inverno e raffreddarli durante l’estate e sono conosciute  come pompe di calore reversibili.”

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Nucleare: strada obbligata per il futuro?

IL nucleare è la strada obbligata?Il nucleare come strada obbligata per il futuro…è tutto vero oppure…?

Premetto come necessaria precisazione che sono un ingegnere nucleare, quindi si suppone che di nucleare possa parlare con un minimo di cognizione di causa, e non per aver letto su qualche giornale (spesso tutt’altro che scientifico) qualche articolo sull’argomento.
Questa premessa si rende necessaria in quanto sappiamo tutti come certi argomenti spesso escano dalla scientificità nell’esposizione di tesi pro o contro e sconfinino pericolosamente nel fanatismo…il nucleare è forse l’esempio più lampante di questo genere di argomenti.

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