Centralizzato si, centralizzato no

Il condominio non può imporre il centralizzato (leggi questo articolo), la Regione forse, lo Stato non ha ben chiaro cosa fare… e nel mezzo continuano ad esserci centinaia se non migliaia di impianti inefficienti, soprattutto a livello condominiale.

Sono pochissimi gli impianti individuali che riescono a essere più efficienti di un impianto condominiale ben progettato, ben gestito e naturalmente dotato di contabilizzazione, obbligatoria già in diverse Regioni.

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Teleriscaldamento: quando a bruciare è la salute

Abbiamo già accennato, in un precedente articolo, come anche gli esperti dell’AICARR, in un articolo apparso sul numero di marzo 2011 di AICARR Journal, abbiano manifestato ampie perplessità riguardo l’effettiva efficacia dei sistemi di teleriscaldamento dal punto di vista sia energetico che ambientale.

Sappiamo infatti che la valutazione dell’efficienza energetica del punto di emissione non è attualmente disciplinata da alcun quadro normativo, proprio perché la fonte energetica alimenta una rete di teleriscaldamento. Lo stesso DL 28/2011, che per tanti versi ha introdotto una vera rivoluzione nel settore dello sfruttamento delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, è ancora completamente carente sotto questo aspetto.

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Pompe di calore sottozero…ghiaccioli o ancora pompe di calore?

Pompe di calore sottozero…ghiaccioli o ancora pompe di calore?Per chi di noi  ha già familiarità con le pompe di calore, risulta evidente pensare che al disotto di una certa temperatura esterna il funzionamento sia non solo poco redditizio in termini energetici, ma addirittura impossibile per una vastissima parte dei modelli disponibili sul mercato.

Sì, perché i tradizionali fluidi frigoriferi, impiegati nelle pompe di calore elettriche, presentano dei cicli di funzionamento usualmente limitati a –10°C, ma diversi modelli si fermano già a –6°C. Non stiamo parlando di temperature polari… ma di una qualunque giornata più fredda della media in pianura padana… la temperatura di progetto di Brescia dopotutto è –7°C, e non è sulle Alpi!

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Edifici ad alta efficienza: come adempiere il DL 28?

Edifici ad alta efficienza
Leggendo il numero di marzo 2011 di AICARR Journal, alla pagina 10 c’è un interessante articolo a firma di Marco Zani, che riporta le opinioni di illustri esperti del settore della climatizzazione e del risparmio energetico. Non rovinerò la sorpresa a nessuno riportandone i contenuti.

Solo una precisazione: la percentuale di energia rinnovabile utilizzata da una pompa di calore elettrica con COP 3,5 può essere il 72% solo ed esclusivamente qualora noi non consideriamo tale contributo all’energia primaria, il che, come ampiamente dimostrato dalla normativa tecnica (UNI-TS 11300-4) è basato su un principio sbagliato. Infatti il valore va riferito all’energia primaria e quindi, considerando il fattore di conversione dell’energia elettrica in primaria (determinato da Eurostat) che in questo momento vale 0,4, tale valore scende al 28,8%, decisamente inferiore a quello di pompe di calore alimentate con altri input energetici, ad esempio quelle ad assorbimento a gas. In questo articolo abbiamo già diffusamente spiegato questo concetto e ne raccomando la lettura a tutti coloro che avessero ancora dei dubbi sulle percentuali di energia rinnovabile da utilizzare per le proprie valutazioni energetiche.

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Come fanno le GAHP ad avere rendimenti maggiori del 100%

Come fanno le GAHP ad avere rendimenti oltre il 100%?Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma…
Così diceva il chimico francese Lavoisier, padre della chimica moderna, in merito al fatto che in natura non si possa creare nulla se non trasformando in qualche modo qualcosa che già c’è. Ovvio che se non siamo a conoscenza di ciò che c’era prima l’ipotesi iniziale è che il risultato sia comparso dal nulla. Mi vengono in mente gli esperimenti del chimico fiammingo Jean Baptiste van Helmont che cercava di riprodurre la vita (topi, nella fattispecie) usando delle camicie sporche, senza sapere che la proliferazione che osservava proveniva da batteri e altri microrganismi già naturalmente presenti sulle camicie, ma a lui non osservabili.

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