Report IPCC 2014: il metano ponte tra un mondo “a carbone” e un mondo “rinnovabile”

Il nuovo rapporto stilato dagli esperti dell’IPCC, liberamente disponibile su www.ipcc.ch/report/ar5/wg3/, evidenzia ancora una volta come gli effetti dei cambiamenti climatici non siano ancora sufficientemente contrastati a livello globale, complice la mancanza di omogeneità nell’approccio alla problematica, cosa che le varie conferenze sul clima hanno evidenziato in modo drammatico, concludendosi sempre più spesso con un nulla di fatto, come nel caso dell’ultimo appuntamento del 2013 a Varsavia, dove nonostante tutte le belle parole scambiate, non c’è stato verso di accordarsi su una posizione condivisa e di impegnarsi concretamente a fare qualcosa.

Gli orizzonti temporali prospettati (si parla del 2100) non sono tali da allarmare nell’immediato, e come è noto le posizioni di IPCC non sono universalmente condivise. C’è anzi una parte significativa del mondo scientifico che si dissocia da queste posizioni, considerate poco fondate scientificamente e troppo ambientaliste.

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Tuttavia il grafico parla chiaro: la concentrazione di gas serra è un aumento, e quella emessa dai processi di combustione è quella che registra l’aumento più rilevante (vedi grafico seguente).

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A tal proposito è utile ricordare che nel mondo le centrali a carbone sono cresciute molto più delle rinnovabili, per via del basso costo legato al carbone stesso (e in Europa anche per via del perverso meccanismo degli ETS che ha palesemente favorito le fonti energetiche più inquinanti, invece del contrario, e in Italia ancora di più per la logica della determinazione del PUN e della remunerazione dell’energia immessa in rete).

A questo punto il rapporto evidenzia come il gas possa costituire il “ponte” ideale tra il mondo attuale, ad alta intensità di emissioni di CO2, e il mondo che verrà tra qualche decennio, quando le rinnovabili non saranno più marginali come oggi nello scenario energetico globale (non dimentichiamo infatti che, al di là di quello che succede nei singoli Stati, che possono essere anche molto virtuosi, ci sono interi continenti dove le rinnovabili sono di fatto sconosciute e la grandissima parte della popolazione utilizza combustibili solidi per tutte le necessità energetiche).

Il grafico che segue evidenzia il cambiamento che sarebbe richiesto negli investimenti globali annui nelle diverse tecnologie disponibili per rispettare l’obiettivo (ambizioso, in verità) di 450-530 ppm di CO2 al 2100. Come si vede chiaramente, le rinnovabili fanno la loro parte, mentre i combustibili fossili sono in netto declino. Ma la parte del leone la fa l’efficienza energetica, il che evidenzia una volta di più come sotto questo fronte, nonostante le numerose e valide iniziative locali, si sia fatto globalmente ancora troppo poco.

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Giusto per concludere con una nota di ottimismo, a quanto corrisponde l’obiettivo di 450-530 ppm di CO2 al 2100?

Una bazzecola…qualcosa come il 40% in meno entro 2050 rispetto alle emissioni del 2010, con l’auspicio di arrivare a -70%. Non proprio quello che si dice un gap semplice da colmare.

Quale la tecnologia che potrebbe accompagnare il mondo verso questo futuro più sostenibile che gli scienziati dell’IPCC auspicano?

Non esiste ovviamente una sola risposta, ma per ogni Paese andrà scelto il mix più opportuno, che tenga conto delle specificità geopolitiche e delle abitudini nel consumo e nella produzione di energia.

Le pompe di calore a gas, che uniscono allo sfruttamento di fonti di energia rinnovabile la possibilità di essere alimentate direttamente a gas (che secondo la posizione di IPCC sarà il combustibile che permetterà di gestire al meglio questa fase di transizione), e allo stesso tempo permettono di realizzare interventi di efficientamento estremamente efficaci e a costi competitivi, si prestano a giocare un ruolo di primo piano in questo scenario, nell’interesse del pianeta e dei suoi occupanti.

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