Rapporto ISTAT Noi-Italia 2014: una foto in chiaroscuro

Nel rapporto ISTAT Noi-Italia 2014 (http://noi-italia.istat.it/) emerge, relativamente alla parte ambientale, come nel 2011 (quindi con dati ancora vecchiotti) l’Italia abbia ridotto la sua emissione di CO2 in modo significativo rispetto al 2010, avvicinandosi agli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto.

Peccato che questo sia avvenuto di fatto a spese di una sostanziale de-industrializzazione di vaste zone della Penisola, come risulta evidente anche dalla diminuzione dell’intensità energetica e del consumo pro-capite di energia elettrica, più marcato proprio nei settori industriale (-6-6%) e domestico (-1%), che rappresentano gli ambiti a consumo più elevato.

Interessante osservare che la Regione ad emissione di CO2 più elevata è proprio la Puglia, in cui sono presenti diversi grandi impianti FV, seguita a poca distanza dal Friuli, caratterizzato da condizioni ambientali e tessuto socio-economico quasi agli antipodi.

La produzione di energia elettrica avviene tuttora in gran parte tramite impianti termoelettrici alimentati da gas naturale (60,5%), che quindi rappresenta la soluzione riconosciuta dal mercato come più economica ed affidabile per la generazione di potenza elettrica.

Se la quota di rinnovabili elettriche è in aumento (il 26,9% nel 2012), nulla si dice neppure in questo ambito riguardo alle rinnovabili termiche, riconosciute invece da più parti come un ambito strategico in cui intervenire per ridurre ulteriormente i consumi energetici nazionali.

Utile ricordare che, rispetto a un obiettivo UE del 17% da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) entro il 2020,  nel 2011, nonostante i costi estremamente elevati già sostenuti, siamo solo all’11,5%. Quindi senza un sostanziale apporto delle FER termiche sembra essere molto difficile raggiungere effettivamente l’obiettivo prefissato senza subire un ulteriore, insostenibile aggravio dei costi. Perché non va dimenticato che le FER termiche godono di forme di incentivazione a costi di gran lunga inferiori rispetto alle FER elettriche. Basti pensare, puramente a titolo di esempio, al budget per il Conto Energia Termico che è solamente di 700 MLN euro contro gli oltre 12 MLD di euro annuali spesi per le FER elettriche.

Alla luce di questo quadro è utile ribadire ancora una volta come le FER termiche, e più in generale l’efficientamento energetico che ad esse si accompagna, possono rappresentare un modo efficace ed economico per raggiungere in tempi brevi concreti risultati sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista economico, in grado di diminuire la dipendenza del Paese dagli approvvigionamenti esteri, non già stravolgendo la pianificazione energetica esistente (come invece sostengono alcune frange ambientaliste estreme, che vorrebbero un Paese alimentato unicamente da FER elettriche), ma bensì sfruttando in modo ottimale quanto già esiste.

In questo senso le pompe di calore ad assorbimento a gas, permettendo di sfruttare la rete nazionale di distribuzione, presente in modo capillare sulla gran parte del territorio, si pongono come uno degli strumenti più efficaci per rendere l’apporto delle FER termiche ancora più significativo nel panorama energetico nazionale.

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