Elettricità e gas: in medio stat virtus

È recente la notizia del rischio di black-out cui il nostro Paese, e in modo particolare il nostro tessuto produttivo, è esposto in seguito alle operazioni di dismissione (nel caso della Germania) o di manutenzione (nel caso della Francia) delle centrali elettronucleari che fino ad oggi hanno contribuito, e in modo sostanziale, alla rete di distribuzione europea, cui ovviamente è connessa anche l’Italia.

Il monito arriva dalla ENTSO-E, l’Associazione degli Operatori Elettrici Europei, e ribadisce quanto già segnalato in passato (a dimostrazione che il problema era noto e che poco si è fatto per gestire per tempo l’emergenza).

Curioso il fatto che proprio la Germania, paese che molto si è esposto sull’utilizzo massiccio delle fonti rinnovabili di energia, anche nel settore della generazione elettrica, sia fortemente in crisi di fronte alla prospettiva di chiusura di otto delle sue centrali nucleari, chiusura fortemente voluta a livello politico (in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, sicuramente non informata in modo completo sui vantaggi e svantaggi di una decisione così drastica) ma forse non adeguatamente valutata nelle sue implicazioni per le imprese e per tutte le utenze elettriche “normali”, che come più volte evidenziato da tutti gli studi internazionali, non sono certamente oggi, e ben difficilmente potranno esserlo a breve, alimentate sfruttando esclusivamente potenza elettrica da fonte rinnovabile (vedere anche http://www.roburperte.it/2011/01/31/fonti-fossili-e-rinnovabili-diamo-una-prospettiva-realistica/).

Le conseguenze sono facili da immaginare: la legge della domanda e dell’offerta sancisce che in difetto di offerta i prezzi sono destinati a salire (e ancor di più se la domanda cresce), e già la nostra bolletta elettrica non è delle più tenere.

Non dimentichiamo che da noi esiste oltretutto un forte squilibrio tra generazione e utilizzo, tant’è che abbiamo (sulla carta) un surplus di potenza di generazione pari a quasi il 60% (90 mila MW di capacità di generazione contro 55 mila MW di richiesta di picco), ma una gestione della rete di distribuzione non ottimale spesso comporta che le zone in cui c’è concentrazione di fabbisogno di potenza non siano adeguatamente coperte dalla relativa generazione.

Altro problema tutto italiano, e dovuto in larga parte all’uscita dalla generazione elettronucleare, è il fatto che in determinate fasce orarie (quelle a bassa richiesta in particolare, che spesso coincide con la fase notturna), sia economicamente molto più conveniente importare elettricità francese (prodotta con il nucleare a basso costo) piuttosto che far lavorare le nostre centrali termoelettriche (visto che il fotovoltaico la notte non può far valere il suo contributo). Il tutto magari per “ricaricare” le centrali idroelettriche ad accumulazione e produrre poi energia elettrica ad alto valore economico durante le ore di massima richiesta.

La situazione potrebbe farsi ancora più complessa per Francia e Germania a causa della larghissima diffusione che in questi Paesi hanno ancora oggi i sistemi di riscaldamento elettrici. Non solo le vetuste stufette elettriche, ma anche le più moderne pompe di calore elettriche, estremamente diffuse in questi Paesi, che sono caratterizzate da un fabbisogno di energia elettrica molto elevato. Questo “squilibrio” verso l’alimentazione elettrica in luogo di quella più convenzionale a gas è stato ben visto finora perché i prezzi del kWh elettrico si sono sempre mantenuti più bassi rispetto alla media europea, ma lo scenario potrebbe essere drasticamente modificato da questi recenti avvenimenti.

In questo senso, visto che tutta una serie di apparecchiature non ha alternative rispetto all’alimentazione elettrica, diventa essenziale per la stabilità del sistema che, almeno per la climatizzazione, ci sia nelle pompe di calore alimentate a gas un’alternativa valida ed economica alle più diffuse pompe di calore elettriche, che prestano inevitabilmente il fianco a queste problematiche di distribuzione di potenza che, lungi dallo scomparire grazie all’avvento delle rinnovabili (come profetizzato da molti), si sono invece inasprite proprio per la difficoltà a conciliare la microgenerazione distribuita (propria delle rinnovabili) con la distribuzione dell’energia elettrica sul territorio e il conseguente bilanciamento delle reti, anche in ottica di “grid” europea.

L’importo degli investimenti che sarebbero necessari in questo settore per sfruttare adeguatamente il potenziale messo a disposizione dalle energie rinnovabili elettriche è tale, specialmente nell’attuale congiuntura economica, da scoraggiare anche i Paesi che meno stanno risentendo della crisi, e da essere assolutamente improponibile a livello di intera Europa.

Come dicevano i romani “in medio stat virtus”. E quindi, almeno per la climatizzazione, un buon bilanciamento tra alimentazione a gas ed elettrica costituisce la risposta più rapida ed economica per adeguare il sistema anche a queste brusche oscillazioni di disponibilità di potenza.