Pompe di calore sottozero…ghiaccioli o ancora pompe di calore?

Pompe di calore sottozero…ghiaccioli o ancora pompe di calore?Per chi di noi  ha già familiarità con le pompe di calore, risulta evidente pensare che al disotto di una certa temperatura esterna il funzionamento sia non solo poco redditizio in termini energetici, ma addirittura impossibile per una vastissima parte dei modelli disponibili sul mercato.

Sì, perché i tradizionali fluidi frigoriferi, impiegati nelle pompe di calore elettriche, presentano dei cicli di funzionamento usualmente limitati a –10°C, ma diversi modelli si fermano già a –6°C. Non stiamo parlando di temperature polari… ma di una qualunque giornata più fredda della media in pianura padana… la temperatura di progetto di Brescia dopotutto è –7°C, e non è sulle Alpi!

Quando parlo di modelli che si fermano, non intendo che calano le prestazioni… quello accade già quando si scende sotto gli 0°C… sto parlando di arresto della macchina, quindi totale interruzione del servizio di riscaldamento. In altre parole, qualora prevediamo di scendere sotto (anche solo per un giorno) a queste temperature, corriamo il rischio di non avere il servizio di riscaldamento proprio in quella giornata particolarmente fredda, perché la macchina è fuori dalle sue condizioni operative.

I costruttori di pompe di calore elettriche ovviamente hanno cercato e cercano di ampliare il più possibile il range (campo) di operatività delle proprie macchine, ma ci sono dei limiti fisici dovuti alle caratteristiche del fluido frigorifero che non è possibile superare. E infatti spesso nelle macchine vengono previste delle resistenze elettriche di backup (cioè di emergenza, di sicurezza) per garantire il servizio anche in condizioni particolarmente rigide, oppure le pompe di calore elettriche vengono installate con delle caldaie tradizionali di backup, aumentando il costo di investimento in maniera significativa e lasciando comunque spazio a potenziali problemi (la caldaia che entra in funzione ogni tanto può essere soggetta a maggiori problemi a causa dei lunghi periodi di inattività).

Oltre a questo problema di blocco, va tenuto presente che più ci si avvicina ai limiti operativi, più le prestazioni della pompa di calore peggiorano, fino a scendere di parecchio sotto a quelle di una caldaia tradizionale (neppure a condensazione), in quanto il ciclo frigorifero non riesce più a recuperare calore dall’ambiente e il servizio di riscaldamento è supportato (per le macchine che lo prevedono) da una resistenza elettrica che va a scaldare l’acqua di impianto. Possiamo ben immaginare cosa voglia dire in termini di consumi elettrici e di assorbimento di potenza…

Come se non bastasse a temperature inferiori o prossime allo zero, per le pompe di calore si presenta il problema del ghiacciamento della batteria, in quanto il fluido frigorifero all’interno è a temperatura inferiore all’aria esterna e quindi la condensa che si deposita su di esso rapidamente forma una crosta di ghiaccio che impedisce lo scambio termico. Questo problema riguarda tutte le pompe di calore ad aria e per risolverlo i modelli elettrici usualmente invertono il ciclo di funzionamento, quindi fanno funzionare la pompa di calore come se fosse un frigorifero, asportando calore dall’impianto (che invece dovrebbe essere riscaldato) e trasferendolo alla batteria, in modo da eliminare lo strato di ghiaccio. Per velocizzare il processo e impedire di inviare acqua fredda alle utenze alcuni modelli elettrici sfruttano anche in questo caso una resistenza per scaldare l’acqua (che la macchina raffredda per tutta la fase di sbrinamento), con gli ovvi problemi di consumo e di assorbimento elettrico. L’inversione del ciclo comporta ovviamente tempi abbastanza lunghi (decine di minuti) per ripristinare poi il funzionamento in riscaldamento una volta sgelata la batteria, tempi lunghi che si traducono in potenziali disservizi per le utenze servite.

E le pompe di calore a gas… sono diverse o anche loro “battono i denti” sottozero?

Per rispondere consideriamo le differenze fondamentali tra la tecnologia elettrica e quella a gas: nelle pompe di calore a gas è sempre presente un bruciatore, esattamente come in una caldaia, e per seconda cosa il fluido refrigerante delle pompe di calore a gas è acqua e ammoniaca.

E quindi, mi chiedete voi?

E quindi, abbiamo mai visto una caldaia che a –20°C si rifiuta di accendersi perché fa freddo? Se non è ghiacciata l’acqua nei tubi o qualche altro componente, io rispondo di no, ed esattamente allo stesso modo si comporta una pompa di calore a gas. Anche nelle condizioni più rigide (e tra poco vediamo quanto più rigide), anche se non riesce a recuperare calore dall’esterno, la pompa di calore a gas ha comunque il suo bruciatore con cui riesce a cedere calore, attraverso il fluido frigorifero, all’acqua dell’impianto. Quindi nella peggiore delle ipotesi la pompa di calore a gas si comporterà esattamente come una caldaia, continuando a erogare il suo servizio di riscaldamento in ogni condizione, con un’efficienza minima che rimane sempre intorno al 100% (quindi superiore a quella di una caldaia a condensazione nelle stesse condizioni operative).

E il fluido acqua ammoniaca, che beneficio porta rispetto a quelli degli “elettrici”?

Consideriamo che l’ammoniaca evapora a –33°C, quindi questo valore è la temperatura minima alla quale il fluido non è più in grado di recuperare calore dall’ambiente, e quindi solo in prossimità di questo valore le prestazioni della macchina scenderanno a quel 100% di efficienza che abbiamo visto sopra. Mi sembra un limite piuttosto basso, tant’è che abbiamo pompe di calore a gas in Val di Fassa con temperature di progetto tra –12°C e –15°C…non è la Svezia ma è bella bassa comunque!

Quindi come ci confermano anche le tabelle dei manuali di progettazione, l’efficienza di una pompa di calore a gas, a differenza di quanto avviene per i modelli elettrici, varia di poco con la temperatura esterna, anche quando questa scende pesantemente sottozero, e in ogni caso anche nelle condizioni più critiche, quando ogni pompa di calore elettrica si sarebbe fermata ormai da tempo, viene garantita un’efficienza che è comunque superiore a quella della migliore caldaia posta nelle stesse condizioni.

E con il defrosting (il ghiacciamento della batteria) come ce la caviamo?

La pompa di calore a gas, per merito del suo circuito frigorifero, del tutto diverso da quelli elettrici, ha la possibilità di deviare una parte del fluido caldo e inviarla alla batteria mantenendo comunque il 50% della potenza sul servizio di riscaldamento, senza quindi invertire il ciclo di funzionamento. Questo permette di assicurare il mantenimento del servizio di riscaldamento a temperatura accettabile per il comfort delle utenze anche per il breve tempo necessario (attorno ai 180 secondi) per effettuare il defrosting, dopodiché la macchina si riporta in brevissimo tempo nelle condizioni di funzionamento usuali, garantendo un rapido ritorno ai consueti valori eccellenti di efficienza.

Quindi grazie alle pompe di calore a gas non corriamo il rischio di trovarci al freddo proprio quando fuori la temperatura è particolarmente rigida, senza bisogno per fare questo di aggiungere altre apparecchiature o ridurre drasticamente l’efficienza, ma anzi continuiamo a mantenere prestazioni sufficientemente buone da essere certi del risparmio rispetto alle altre tecnologie in qualunque condizione.

Con le pompe di calore a gas, caldo garantito in ogni condizione!

55 risposte a “Pompe di calore sottozero…ghiaccioli o ancora pompe di calore?”

  1. Salve, supero ogni discussione e vengo al mio problema. Attualmente vivo in una casa di campagna dotata di pannelli foto voltaici per 10 kw e ho una grande problematica da risolvere: ho un elevato consumo di energia elettrica e sono assillato da bollette enel da capogiro non più sostenibili. tra le varie utenze ho una piscina il cui sistema di filtrazione è acceso per molte ore durante il giorno, ed ho numerose pompe sommerse per l’acqua e la sua depurazione nonchè per i servizi . ho anche una macchina esterna per il condizionamento e riscaldamento di una veranda che sia d’estate sia d’inverno va accesa per molte ore per rimanere freschi o caldi. Non so cosa fare per azzerare la bolletta enel. Pensa che una pompa di calore a gas possa essere risolutiva? Grazie

    1. Buongiorno,
      innanzitutto ci scusi per la risposta tardiva.
      Grazie per il suo prezioso commento, che permette di evidenziare come non sempre l’abbinata FV+pompe di calore elettriche possa mantenere le promesse che la pubblicità offre.
      Nel suo caso una pompa di calore a gas potrebbe sicuramente contribuire in modo sensibile alla riduzione dei consumi elettrici, senza dimenticare tuttavia che una pompa di calore a gas avrà bisogno appunto del gas (che a sua volta ha un costo, legato alla tipologia, metano o GPL, e al contratto di fornitura), e di cui va studiato con attenzione il dimensionamento.
      La nostra rete commerciale sarà in grado di supportarla al meglio nella valutazione della pompa di calore utilizzabile nel suo caso specifico.
      La invito a compilare il modulo di Richiesta preventivo sul sito http://www.robur.it dando le corrette informazioni sugli ambienti da climatizzare.

  2. Bell’articolo. Peccato che manchi l’informazione essenziale (presente invece in risposta ai commenti). La pompa di calore a gas deve essere servita da gas metano. Il punto è che se avessi il metano mi attaccherei a una molto meno costosa e più performante caldaia a metano tradizionale.

    1. Gentile utente,
      grazie per il suo commento.
      Non direi che l’informazione circa l’alimentazione a gas è nascosta…fin dalla home page del nostro sito e del nostro blog esponiamo con orgoglio il fatto di differenziarci dalla concorrenza proprio in quanto utilizziamo direttamente una fonte di energia primaria (il gas), la più sostenibile tra le fonti fossili (e presto, grazie all’imminente avvento del biometano, del tutto assimilabile alle rinnovabili a sua volta, con la differenza che la filiera del biometano è interamente italiana, a differenza ad esempio di quanto avviene con i ben più noti pannelli FV).
      Per quanto attiene il confronto con la caldaia a condensazione non posso che citare gli studi di primari enti di ricerca italiani (ENEA, RSE, Politecnico di Milano) ed europei (VDE, DVGW, Eurovent, Cétiat), che può agevolmente trovare sul nostro sito, nella sezione Documenti prodotto, che hanno realizzato impianti reali e li hanno testati a fondo. I risultati sono incontestabili (a meno che ovviamente non si voglia mettere in dubbio l’onestà o la professionalità di questi centri di ricerca), ed evidenziano risparmi attorno al 40% rispetto alle caldaie a condensazione.
      Se ancora questo non bastasse, ci sono le nostre referenze. Clienti reali, che sulla loro pelle hanno vissuto il passaggio da un sistema con caldaia a condensazione a un sistema con pompa di calore a gas. Risparmi del tutto rilevanti e misurabili, come le loro storie raccontano. E anche in questo caso, che vantaggio ne avrebbero se dichiarassero il falso?
      Ovviamente nel caso siamo a disposizione per organizzare una visita presso uno degli impianti da noi realizzati nella sua zona, in modo da “toccare con mano” l’esperienza dei nostri utenti e i vantaggi che questi hanno tratto dalla scelta consapevole di una pompa di calore alimentata a gas.

  3. Buongiorno, ma la pompa di calore a gas, che quindi lavora bene a basse temperature, può poi erogare flussi di aria calda anziché acqua nei termosifoni?
    grazie

    1. Gentile utente,
      la pompa di calore a gas offre la preziosa caratteristica di lavorare con ottime efficienze sia a basse temperature di mandata acqua (come usuale per tutte le pompe di calore), sia a fronte di elevate temperature di mandata acqua (anche oltre 60°C, temperatura a cui praticamente tutti modelli elettrici sul mercato offrono prestazioni estremamente penalizzate).
      Quindi la pompa di calore a gas si sposa perfettamente anche con un sistema di distribuzione con termosifoni, come abbiamo potuto verificare in occasione dei numerosi interventi di riqualificazione su impianti con questo tipo di terminali.
      Quanto alla possibilità di distribuire aria calda (presupponendo che non intenda alimentare con essa i termosifoni, che non sarebbero in nessun modo in grado di scaldare gli ambiente in questo scenario), le pompe di calore a gas nascono per abbinamento a circuiti ad acqua, e possono essere accoppiate ad opportune batterie di scambio (aerotermi, UTA o altro) per trasferire l’energia termica dal vettore acqua al vettore aria.
      A disposizione per chiarimenti.

      1. Grazie per la cortese risposta; quindi per essere certo di aver capito, se dovessi usare la pompa di calore in ambienti di alta montagna dove la temperatura può raggiungere anche -15, riuscirei a produrre un flusso di aria calda? Grazie

        1. Gentile utente,
          come accennato nella precedente risposta, le pompe di calore a gas possono produrre flussi di aria calda solo qualora siano accoppiate ad opportune batterie di scambio (aerotermi, UTA o altro). Il funzionamento a -15°C non rappresenta in nessun modo un problema. La pompa di calore a gas è infatti perfettamente in grado di funzionare con temperature esterne anche sotto i -22°C.
          A disposizione per chiarimenti.
          Buona giornata

  4. per un appartamento da 50 /60 metri quadrati esiste una pompa di calore a gas , io dovrei cambiare la mia vecchia caldaia a GAS posizionata all’esterno ma riparata

    1. Gentile utente,
      per un appartamento da 50/60 mq non ci sono al momento soluzioni basate sulla pompa di calore a gas. La taglia più piccola è il nostro modello K18, recentemente presentato sul mercato, che si abbina al meglio a edifici residenziali unifamiliari o bifamiliari.
      Un’alternativa valida, per queste dimensioni, potrebbero essere i nostri radiatori individuali a gas, che le permetterebbero di dismettere il vecchio impianto ad acqua e riscaldare in modo più autonomo solo gli ambienti che le interessa effettivamente utilizzare, riducendo i consumi anche del 30% rispetto ad un sistema di riscaldamento centralizzato quale quello che lei attualmente utilizza.
      Ovviamente l’installazione comporta di far arrivare la fornitura del gas nei punti in cui saranno installati i radiatori, e di evacuare i prodotti di combustione dei radiatori stessi. Va quindi verificata attentamente l’effettiva applicabilità al suo appartamento.
      A disposizione per chiarimenti

    2. Gent.mo, mi permetto di avanzarle un quesito relativo alla pompa di calore a gas ad assorbimento ROBUR.
      Partendo dalla bolletta del gas , procedendo a ritroso per arrivare a calcolare il fabbisogno termico dell’ambiente riscaldato dalle PDC ROBUR, quale rendimento della macchina devo considerare?
      E’ corretto utilizzare un valore superiore a 1 , per esempio 110% ? Esiste un valore certificato disponbile?
      Grazie per l’attenzione.
      AB

      PS: sono progettista e installiamo pdc elettriche da 10 anni, vorrei poter proporre ROBUR in alcuni casi.

      1. Gentile progettista,
        grazie per il suo interesse per la nostra tecnologia.
        Tutti i valori di prestazione delle unità Robur sono stati testati e certificati da enti indipendenti.
        Può trovare i certificati anche sul nostro sito all’interno dell’Area Tecnica – Documenti di prodotto.
        Ad esempio per le unità GAHP A abbiamo:
        Certificato DVGW http://www.robur.it/media/files/84_ROBUR_DVGW-certificate_A-GS.pdf
        Certificato VDE http://www.robur.it/media/files/85_ROBUR_VDE-certificate_A.pdf

        Poiché il rendimento non è ovviamente costante nel corso della stagione, in quanto dipende da numerosi fattori (temperatura ambiente interno ed esterno, eventuale curva climatica, carico applicato, etc.) altra fonte di informazione utile sono le Fiches tecniche ErP disponibili in appendice ai Manuali di installazione, uso e manutenzione, anch’essi disponibili sul nostro sito sempre nell’Area Tecnica – Documenti prodotto.
        Questi rispecchiano modelli di funzionamento normati (come da Regolamento UE 811/2013) a fronte di scenari termici a loro volta normalizzati (norma di prodotto EN 12309:2015).

        In ogni caso la “regressione” dalla bolletta al fabbisogno termico rappresenta un calcolo con notevoli margini di imprecisione.

        Usualmente si procede in senso opposto: sulla base dei fabbisogni termici dell’edificio (modellizzabili con gli opportuni software di calcolo) si può stimare quanto consumerebbe la caldaia attuale, incrociare questo dato con i consumi reali (perché ovviamente la caldaia isolata ha rendimenti superiori alla caldaia applicata a un impianto completo) e stimare (con i dati delle fiches tecniche, o con quelli nominali alle condizioni più simili, o con gli appositi software di simulazione) il consumo che si potrebbe avere con una pompa di calore a gas.

        Per eventuale supporto si può rivolgere con fiducia al nostro Servizio Prevendita (prevendita@robur.it, 035 888866), che la può aiutare a formulare un’ipotesi di risparmio basata sulle caratteristiche del suo edificio/impianto.

        A disposizione.

  5. Buongiorno. Vorrei prospettare una situazione e poter avere un parere sul fatto che possa avere un senso. Ho un impianto di condizionamento con pompa di calore con l’unità esterna che nel caso di temperature vicine allo zero, congela parte dell’unità esterna e riscalda i locali solo limitatamente. Ora mi stavo domandando se nel periodo di tempo della giornata dove le temperature esterne sono particolarmente rigide, utilizzassi un fungo ad infrarossi da esterno per rendere più mite lo spazio intorno all’unità esterna evitando così, di fatto, che possa avvenire la formazione di gelo intorno all’apparecchiatura? Questo sistema, sicuramente dozzinale, naturalmente utilizzabile a spot nei momenti vicini allo zero, ha un senso? Permetterebbe alla macchina di lavorare meglio come se ci fossero all’esterno per esempio 7-9 gradi o è inutile? Grazie della vostra attenzione.

    1. Gentile Pietro,
      la soluzione da lei prospettata è molto dispendiosa dal punto di vista energetico, e di fatto solo limitatamente efficace.
      Le pompe di calore elettriche sono grandemente afflitte dal problema delle prestazioni in presenza di temperature esterne rigide, soprattutto in caso di elevata umidità che causa la formazione del ghiaccio sulla batteria, che anche lei ha rilevato.
      Usualmente la pompa di calore elettrica cerca di porre rimedio a questo problema invertendo il ciclo di funzionamento e inviando quindi gas caldo alla batteria, per scongelarla rapidamente. Tuttavia questo comporta il completo blocco del riscaldamento per l’ambiente e un allungamento delle operazioni di sbrinamento, con conseguenze importanti sul comfort e sui consumi.
      Le pompe di calore a gas, di contro, forniscono comunque il servizio riscaldamento anche durante lo sbrinamento e presentano dei cicli di sbrinamento molto più brevi rispetto alle pompe di calore elettriche equivalenti.
      In conclusione le sconsiglio di utilizzare il metodo che propone per riscaldare la batteria della sua pompa di calore elettrica.
      Piuttosto provi magari a valutare un’installazione con una migliore esposizione (in modo che il sole possa dare il suo contributo).
      O ancora, se la taglia di potenza è compatibile, valuti la sostituzione della sua unità con una più efficace pompa di calore a gas.

      A disposizione per chiarimenti

      1. Buongiorno. Sono consapevole che tale soluzione in effetti non è una soluzione bensì un rimedio temporaneo e dispendioso. Ciò che mi interesserebbe sapere è se a vostro avviso la mia idea possa avere qualcosa di sensato al fine di mantenere l’apparecchiatura esterna ad una temperatura d’esercizio sopra lo zero permettendo conseguentemente di evitare il congelamento o se invece, secondo voi, in termini tecnici, sia soltanto un’idea bizzarra e inattuabile se non addirittura dannosa alla macchina. In effetti la mia idea sorge semplicemente dall’esperienza avuta negli spazi esterni ai bar di molte città che in questo modo riescono a far fermare nei tavolini le persone anche con il freddo pungente e la neve. Si creerebbe un microclima in un’area di pochi metri quadrati sufficiente a creare le condizioni climatiche che normalmente sono create dal sole in un’esposizione ideale. Grazie ancora.

        1. Gentile Pietro,
          la sua proposta non è (quasi certamente, a meno che le temperature raggiunte dalla batteria siano eccessivamente elevate) dannosa per la pompa di calore, ma quasi sicuramente offre più costi che benefici. Forse a quel punto potrebbe valutare di riscaldare direttamente l’ambiente interno con un riscaldamento elettrico integrativo di tipo diretto, e non la pompa di calore all’esterno.
          La soluzione di riscaldamento a infrarossi è efficace all’esterno perché non riscalda l’aria ma solo gli oggetti (persone o cose) nel cono della radiazione, e proprio per questo e perché è direzionale è praticamente il principale mezzo per riscaldare all’aperto.
          A disposizione.

    1. Gentile Valerio,
      cosa intende con la rendita del climatizzatore?
      Le pompe di calore in generale sarebbero da utilizzare proprio quando fa freddo, e quelle ad assorbimento a gas in particolare, grazie al fatto che appunto soffrono molto meno delle temperature rigide rispetto alle equivalenti elettriche.
      La pompa di calore può offrire un risparmio consistente nella stagione invernale, tale da ripagare rapidamente il suo costo di installazione a chiunque abbia sostenuto l’investimento.
      Per approfondimenti, siamo a disposizione.

  6. Grazie mille per la pronta risposta, in realtà avrei un sacco di domande ma non vorrei tediarvi. Solo l’ultima perchè mi rimane il dubbio sulla possibilità di recuperare calore residuo dai fumi .. un altro modo non potrebbe essere il raffreddamento dell’acqua di ritorno (mettiamo di portarla a 20°C tramite un “ramo della pompa” e di riportarla a 45° – o più – subito dopo la fase di condensazione ..) o il costo non giustifica l’eventuale guadagno?
    ap

    1. Gentile Antonio,

      fermo restando che siamo a disposizione per soddisfare la sua curiosità, la sua intuizione è corretta ma un sistema quale quello da lei proposto ha un vincolo molto importante legato alla tipologia di impianto: solo un impianto di tipo radiante è infatti in grado di sfruttare calore sotto i 45°C in modo economico. Questo vorrebbe dire che l’impianto ha due tipologie di apparecchi connessi: radiatori per la parte alta temperatura e pavimento radiante per sfruttare il calore “di scarto”…ben difficile. E soprattutto, nessuno metterebbe un impianto radiante in cascata per recuperare poche decine di euro all’anno dall’aumento della condensazione.
      Il gioco non vale la candela.

      1. Solo per precisare. intendevo raffreddare l’acqua di ritorno dall’impianto tramite un “ramo” della pompa di calore, quindi all’interno della macchina. Mi scuso per la scarsa chiarezza. In ogni caso grazie per la disponibilità
        ap

  7. Buongiorno,
    sono particolarmente interessato alle pompe di calore ad assorbimento..
    Volevo approfittare della vostra esperienza per qualche chiarimento.

    Il primo riguarda la temperatura dei fumi in uscita dalla caldaia: se ho ben capito la temperature in uscita non può essere inferiore a quella dell’acqua di ritorno, diciamo 40-45 °C Chiedo: ma perchè non si raffreddano questi fumi, al posto o insieme all’aria? non sarebbe un modo per garantire che non si formi ghiaccio? non sarebbe un ulteriore recupero di energia?

    Altro tema: se ho capito bene, la maggiore efficienza si ha proprio con l’uso di acqua a bassa temperature, ma è un tema legato alla fase di condensazione della caldaia o alla “parte” pompa di calore? nel primo caso, ritorno alla domanda precedente: non è meglio sfruttare I fumi come fonte di calore (prelevando così comunque il calore residuo, ecc.)?

    Terza domanda: quanto può influire, nella resa complessiva, l’uso di aria calda nel bruciatore? Può essere un valido modo alternativo/integrativo per recuperare temperature dai fumi (o da qualsiasi altra fonte di calore)?

    Vi ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi
    buona giornata
    ap

    1. Buongiorno Antonio,
      grazie per le sue domande, a cui provo a rispondere.

      1. Raffreddare i fumi della caldaia sotto i 40-45°C tramite l’acqua impianto è di fatto controproducente, come giustamente ha evidenziato. Inviare questi fumi sulla batteria per recuperare il calore come si fa per l’aria presenta un problema legato all’elevata umidità degli stessi, oltre che alla presenza di concentrazioni di inquinanti “concentrata” rispetto a quella dell’aria. Il rischio, come abbiamo visto in numerosi esperimenti fatti, è di creare un blocco di ghiaccio in corrispondenza del punto in cui i fumi raggiungono la batteria, proprio a causa della loro umidità, e di concentrare in quel punto gli inquinanti normalmente diffusi in modo omogeneo, con il rischio (teorico, per il momento non l’abbiamo mai visto succedere, ma non ci sentiamo di escluderlo del tutto) di accelerare localmente il processo di degrado della batteria stessa.
      Quello che abbiamo invece fatto con successo è di sfruttare ad esempio aria calda e secca da altri utilizzi (refrigeratori, sistemi VMC, UTA e simili), con consistenti miglioramenti della prestazione stagionale e riutilizzando un contenuto energetico che altrimenti sarebbe andato disperso.

      2. La maggiore efficienza per basse temperature di mandata acqua è collegata alla pompa di calore. È un risultato che ottengono anche le caldaie, ma con efficienze lontane anni luce, per via dei loro limiti fisici. Un’ottima caldaia può raggiungere un’efficienza del 106%. Una pompa di calore a gas può superare il 170% nelle stesse condizioni. Per quanto attiene lo sfruttamento del calore dei fumi e relativi problemi la rimando al punto 1.

      3. L’uso di aria calda nel bruciatore non apporta benefici significativi, anzi limita la quantità di energia che arriva al bruciatore stesso, in quanto a temperature inferiori la miscela aria/gas è più ricca e quindi l’apporto energetico al bruciatore è superiore.

      A disposizione qualora qualche punto non fosse sufficientemente chiaro, e grazie ancora per le interessanti domande

      Cordiali saluti

  8. Salve vorrei sapere se una pompa di calore di 8 kw aria acqua può funzionare nella mia zona dove la temperatura scende sotto lo zero anche di 15° con il fattore che ghiaccia non è che il ciclo di de frost mi comporta l’abbassamento della temperatura del bollitore?e in più i consumi di energia aumentano per il fatto che la pompa deve lavorare di più per riuscire a produrre la temperatura?E in quanto al tempo ci mette di più per portare la temperatura del bollitore a regime?
    Ringrazio
    Marco V

    1. Gentile Marco, la sua richiesta fa evidentemente riferimento a una pompa di calore elettrica, argomento di cui non siamo specialisti, occupandoci invece di pompe di calore a gas.
      Una pompa di calore a gas sicuramente non avrebbe nessun problema a funzionare anche con temperature esterne di -15°C, infatti le nostre unità sono perfettamente operative fino a -22°C conservando comunque valori di efficienza superiori a quelli di qualunque caldaia. Storicamente le pompe di calore elettriche, soprattutto se di piccola taglia, hanno maggiori problemi a lavorare in queste condizioni.
      Il ciclo di defrosting in una pompa di calore a gas dura pochi minuti, e durante il ciclo la pompa di calore a gas non aumenta i suoi consumi e non interrompe il servizio di riscaldamento, come invece spesso fanno le pompe di calore elettriche, il cui ciclo di defrosting dura parecchio di più (e anche qui facendo una semplice ricerca su internet si trova parecchio materiale a supporto).
      Ne consegue che una pompa di calore a gas che lavora in queste condizioni avrà certamente un consumo energetico inferiore ad un equivalente modello elettrico, tanto che moltissimi produttori a queste temperature spengono le loro pompe di calore elettriche e fanno funzionare solo la caldaia di backup, proprio perché l’efficienza sarebbe decisamente troppo bassa.
      Per quanto attiene il tempo di carica del bollitore dipende moltissimo dalle condizioni di temperatura e dell’impianto, e non è possibile dare un stima a priori.
      Purtroppo la brutta notizia è che non esiste una pompa di calore a gas da 8 kW…a meno che ovviamente quello non sia il livello di potenza richiesto a -15°C, nel qual caso potrebbe essere idoneo il modello K18 (http://www.robur.it/pompe_di_calore/pompa_di_calore_a_gas_per_case_mono_e_bifamiliari_k18), ma va fatta una valutazione accurata con il supporto di un progettista o di un installatore che conosca bene il prodotto K18, perché ovviamente un eccessivo sovradimensionamento sarebbe penalizzante per l’efficienza.
      Nel caso volesse approfondire la valutazione può richiedere ulteriori informazioni direttamente tramite il nostro sito.

  9. Spett. Robur Spa,
    sto per ristrutturare la mia casa appena acquistata: stavo valutando la possibilità di installarmi una pompa di calore per il riscaldamento/raffrescamento della casa. Tuttavia (visto la mia ignoranza in materia) non ho capito se la pompa di calore a gas debba essere o meno collegata al contatore del gas oppure se s’intende che all’interno dell’impianto tra la pompa e i relativi split ci sia il gas (quindi da cambiare ogni tot di tempo, come i “normali” condizionatori).
    Ho visto che esistono anche delle pompe di calore elettriche, dove la sorgente per il funzionamento credo sia ovvia 🙂 Tuttavia vorrei capire la temperatura minima di funzionamento, perché ho letto che esistono pompe di calore che non funzionano a temperature inferiori ai -5°C mentre altre fino a -20°C. Vorrei capire se la temperatura minima indicata si rifesce a condizioni di umidità allo 0% (o vicino ad esso); visto che la casa si trova vicino a Venezia, dove l’umidità dell’aria non è mai inferiore all’80%, questa potrebbe causare (a basse temperature) il ghiacciamento dell’impanto: con conseguente blocco del riscaldamento.
    Grazie,
    Kevin

    1. Gentile Kevin,
      la pompa di calore a gas, come correttamente ha intuito, viene effettivamente alimentata a gas, e quindi va collegata al contatore del gas (metano) o al bombolone di GPL. Non c’è nessun sistema split in quanto la distribuzione del calore viene poi effettuata sfruttando l’acqua come fluido termovettore, evitando di distribuire gas refrigerante all’interno degli ambienti climatizzati, che è operazione sconsigliabile.
      La temperatura minima di funzionamento delle pompe di calore a gas si estende senza problemi fino a -22°C, garantendo anche a queste temperature efficienze di tutto rispetto.
      Il problema del defrosting (l’accumulo di ghiaccio sulla batteria dell’unità) è brillantemente superato, per le pompe di calore a gas, grazie al fatto che possono funzionare anche a batteria esclusa, e quindi l’erogazione di calore alle utenze non viene mai preclusa. In aggiunta il ciclo di defrosting è sensibilmente più breve rispetto alla maggioranza dei modelli elettrici, in quanto non è necessario invertire la modalità di funzionamento per effettuare il defrosting.

      Per ulteriori chiarimenti, siamo a completa disposizione.

      1. Spett. Robur Spa,
        gazie mille per il chiarimento e per la velocissima risposta.
        Ho ancora un dubbio: ho trovato in internet queste pompe di calore che permettono di essere installate in una soffita e hanno una portata di 300 litri. In questo caso, il loro funzionamento è principalmente ad aria, attivando (quando serve) una resistenza elettrica. Cercando su internet ho visto questa:
        http://m.ariston.com/it/Scaldacqua_a_Pompa_di_Calore/NUOS_EVO_SPLIT_300
        Visto che il gas mi servirà soltanto per il riscaldamento, vorrei provare a toglierlo e così utilizzare solo l’elettricità (il piano cottura è ad induzione).
        Concludendo a me serve una pompa di calore che mi faccia da riscaldamento/raffrescamento e che mi possa fornire l’acqua calda (per il bagno, per lavare i piatti, ecc). La casa è di 80mq, avete suggerimenti in merito?
        Vi ringrazio nuovamente per vostra disponibilità, saluti,
        Kevin

        1. Gentile Kevin,
          la pompa di calore che Lei ha individuato è solamente idonea alla produzione di acqua calda sanitaria, ma non soddisfa né il servizio riscaldamento né quello di condizionamento. In aggiunta il COP è relativamente modesto e la presenza della resistenza elettrica come backup certamente non aiuta a migliorare le prestazioni.
          Se Lei vuole considerare un’abitazione priva di allacciamento gas, non siamo purtroppo i partner giusti, considerando che tutte le nostre soluzioni si basano appunto sull’uso del gas.
          Consideri tuttavia che l’aumento della potenza elettrica impegnata (necessario e consistente per una casa priva di allacciamento gas) rappresenta un costo fisso non trascurabile, che va corrisposto indipendentemente dal consumo energetico effettivo, mentre il gas ha tariffe fisse di gran lunga inferiori, anche in caso di potenza allacciata superiore Per una casa da 80 mq una pompa di calore che soddisfi tutte le esigenze che lei ha indicato rischia di rappresentare un costo non indifferente, senza un risparmio che sia tale da ripagare l’investimento in tempi sensati.
          Giusto per provare a fare due conti: ipotizziamo un consumo di gas (riscaldamento, ACS e cucina) pari a 1000 euro annui, utilizzando una normale caldaia a condensazione.
          Sostituendo il tutto con una pompa di calore elettrica e piani a induzione ci sarà il maggior esborso per l’allacciamento elettrico e i maggiori consumi elettrici (per quanto abbiano abolito la tariffa progressiva). Non mi aspetto in nessun caso un costo totale annuo inferiore a 600/700 euro, anche utilizzando i migliori modelli elettrici sul mercato.
          A questo aggiunga i costi di realizzazione dell’impianto elettrico della potenza necessaria a supportare questa configurazione, il costo dei controlli sui gas refrigeranti previsti dalla legge (che non si applicano alle nostre pompe di calore a gas), e il costo dell’impianto da realizzare con la pompa di calore elettrica, che è sicuramente più complesso.
          Non mi aspetto una differenza di costo (tra acquisto e installazione) inferiore a 10.000 euro. La defiscalizzazione non è applicabile trattandosi di nuovo impianto e non di sostituzione, e quindi anche considerando 400 euro di risparmi annui ne verrebbe un payback dell’ordine dei 17 anni.
          Davvero ne vale la pena?
          Purtroppo non ho una soluzione “nostra” da proporle per questa taglia, in quanto la nostra soluzione più piccola è da 18 kW di potenza e quindi idonea da 150-200 mq in su.
          Spero che gli spunti di riflessione offerti le siano utili a indirizzarsi verso la scelta per Lei migliore.
          Rimanendo a disposizione.
          Cordiali saluti

  10. Grazie della risposta; utilizzo prevalentemente invernale; valutavo il posizionamento a sud sacrificando l’estetica (risulterebbe in facciata ingresso, e riparata dal sole diretto in estate, ma non in inverno) solo nel caso in cui ci sia differenza sostanziale; sarebbe quantificabile? (approssimativamente).

    1. Buongiorno, come anticipato per utilizzo prevalentemente invernale c’è una cospicua differenza tra pompe di calore a gas e pompe di calore elettriche. Le pompe di calore a gas sono decisamente meno sensibili di quelle elettriche alla temperatura esterna, e quindi si può valutare un posizionamento meno invasivo senza rischiare un aumento marcato dei costi. Di contro i modelli elettrici è meglio siano installati con un posizionamento al sole, riparandoli ovviamente dal sole estivo. È estremamente difficile poter stimare un risparmio, perché è funzione della specifica marca di pompa di calore elettrica, visto che ognuna ha un comportamento leggermente diverso dai concorrenti. Diciamo che mi aspetterei una differenza dell’ordine di qualche punto percentuale, al massimo 10-15% in caso di grossa sensibilità della macchina e di forte influenza dell’insolazione.

  11. Se possibile vorrei un chiarimento sul posizionamento dell’evaporatore di una pompa di calore (per riscaldamento e raffrescamento a pavimento) che sto installando in una abitazione; esiste qualche vantaggio nel posizionamento a sud piuttosto che a nord. Grazie

    1. Gentile Marcello,
      di fatto il posizionamento potrebbe influire sulla temperatura media dell’evaporatore stesso. Soprattutto nel caso di pompe di calore elettriche, che sono molto più sensibili di quelle a gas rispetto alla temperatura della sorgente fredda (l’aria esterna in questo caso), è consigliabile un posizionamento che elevi il più possibile la temperatura all’evaporatore stesso. Di contro il posizionamento a sud sarà certamente più penalizzante nella stagione estiva, quando la pompa di calore dovrà smaltire il caldo in eccesso, e quindi ne peggiorerà in modo rilevante il rendimento.
      Opportuno quindi valutare come si pensa di utilizzare la pompa di calore (se prevalentemente per riscaldamento oppure prevalentemente per condizionamento), e anche valutare l’aspetto estetico e l’influenza del rumore prodotto dalla pompa di calore stessa nella scelta definitiva del posizionamento.

  12. Dopo avere letto l’articolo e tutti i commenti chiedo che differenza c’è tra la macchina che estrae calore dall’ambiente a -30 ° Celsius per rilasciarlo nell’abitazione, con la macchina che estrae calore da un frigorifero che arriva fino a -80 °Celsius per rilasciarlo nell’ambiente?

    1. La differenza è proprio nel fatto che nel caso della pompa di calore il calore trasferito all’ambiente interno da riscaldare ha un valore, in quanto permette di ridurre il consumo di energia (e quindi la spesa per il riscaldamento) sfruttando il calore a bassa temperatura nell’aria esterna, per quanto fredda. Nel caso del frigorifero invece il calore viene dissipato in ambiente, aumentando il fenomeno del riscaldamento globale e consumando energia nel processo.
      Il calore nel primo caso è un effetto utile e desiderato, in quanto la casa d’inverno ha bisogno di calore, mentre nel secondo caso il calore si vuole sottrarre all’ambiente a bassa temperatura, e questo è un processo sempre necessariamente svantaggioso dal punto di vista energetico, perché va contro il normale flusso del calore (che passa da un ambiente più freddo ad uno più caldo).

      1. Buongiorno,
        capisco che qualunque impianto con circuito di distribuzione a base di acqua abbia bisogno di essere mantenuto in funzione per evitare il congelamento.
        Ad impianto fermo e con l’aggiunta di glicole sino a che temperatura si può arrivare prima del congelamento?

        Non esistono impianti che lavorano solo a base di gas non soggetto a congelamento?

        grazie mille
        Luca

        1. E’ corretto che qualunque impianto a base di acqua sia soggetto a congelamento. Il glicole, nelle opportune concentrazioni, può offrire protezione fino a -25°C esterni e anche oltre. In ogni caso tutte le nostre pompe di calore a gas sono dotate di protezione antigelo autonoma e quindi basta mantenerle alimentate (sia gas che elettricità) e provvedono in autonomia consumando solo il necessario. In ogni caso va previsto un meccanismo analogo anche per l’impiantistica interna all’abitazione.
          Esistono sistemi che lavorano solo a base di gas, ma personalmente non vedo di buon occhio la distribuzione di gas refrigerante all’interno dell’abitazione, che oltretutto è limitata secondo quanto previsto dalla normativa EN 378, ed è comunque esposta a cali importanti di rendimento nel funzionamento con temperature esterne rigide.

      2. Nella mia domanda io ho chiesto solo che differenza c’è tra due tipi di macchine “frigorifere”, perché nell’articolo e in tutti i commenti precedenti è scritto che le pompe di calore non possono estrarre calore a temperature molto basse, quindi se delle macchine estraggono calore a -80 °Celsius, seppure estraggono tale calore all’interno di frigoriferi, non comprendo perché non si possa applicare la stessa tecnologia anche alle pompe di calore per fare estrarre calore a temperature ben più di quelle a cui attualmente lavorano.

        1. Si tratta ancora una volta di un bilancio energetico. Per quanto estrarre calore da una sorgente a -80°C sia possibile, farlo non è certamente conveniente dal punto di vista energetico, e richiede fluidi frigoriferi appositamente studiati per questo tipo di applicazione. In aggiunta, essendo che le applicazioni delle pompe di calore sono tipicamente orientate al riscaldamento, utilizzando come sorgente l’aria non ha molto senso spingersi a temperature sotto i -30°C.

  13. Buongiorno stiamo costruendo una casa in collina circa a 500 m. Slm
    E viviamo il dilemma del tipo di riscaldamento; oggi e per circa 10 anni sara’ una seconda casa utilizzata in inverno nei week end, durante le vacanze, e d’estate. La casa e’ costruita in isobloc (legno e cemento) e rivestita in geopietra. I consigli sono contrastanti tra riscaldamento ad aria con pompa di calore o sempre con pompa di calore e riscaldamento a pavimento.
    Non e’ disponibile il metano quindi la seconda opzione e’ una caldaia a gpl.
    Io ho in studio a milano un riscaldamento ad aria e d’inverno se non fosse supportato dalla caldaia a gas metano quando fa freddo non riuscirei ad avere una temperatura confortevole.
    A casa abbiamo un riscaldamento con caldaia a metano e pannelli radianti a pavimento, ma da quando si accende non e’ conveniente spegnerlo anche in assenza di persone; in questo caso la casa non e’ ben isolata termicamente
    Ci domandavamo se un edificio ben isolato anche con infissi doppi vetri con gas argon, non renderebbbe necessario il mantenimento del riscaldamento anche in settimana con assenza di persone. Quindi in termini di consumi elettrici
    Nei periodi piu freddi la pompa di calore riuscirebbe a riscaldare senza problemi.? O necessiterebbe di una caldaia a gpl a supporto.?
    Aspetto suoi cortesi commenti e ringrazio

    1. Grazie per l’interessante quesito e ci scusi per il ritardo nella risposta.
      Ovviamente bisognerebbe conoscere con esattezza le caratteristiche di dispersione e di fabbisogno termico dell’edificio per formulare una risposta idonea per il caso specifico. In linea più generale tuttavia possiamo dire che le pompe di calore a gas funzionano anche a GPL, quindi non ci sarebbero problemi anche in assenza di metano, e altrettanto non ci sarebbero problemi di comfort anche nella stagione invernale, a patto di dimensionare correttamente il sistema.
      Tuttavia, considerando l’utilizzo saltuario (almeno per la stagione invernale), la domanda sulla tipologia di riscaldamento pone più di un problema. Se da un lato l’emissione con pavimenti radianti è sicuramente la più efficiente, dall’altro questo sistema necessita di lunghi tempi di messa a regime, tempi difficilmente compatibili con un utilizzo saltuario. Di contro l’utilizzo dell’aria come fluido termovettore potrebbe portare a problemi di rumorosità, e va dimensionato con molta accuratezza per evitare sia aria troppo secca, che troppo fredda, che troppo veloce, tutti fenomeni che compromettono il comfort. Tra i due sistemi, visto l’utilizzo, sarei propenso ad adottare il sistema ad aria, facendolo ovviamente dimensionare nel modo corretto considerando l’abbinamento a una pompa di calore (quindi temperature di alimentazione medio/basse). In questo modo sarà sufficiente attivare il sistema con poco anticipo, evitando di sprecare GPL, e trovare comunque l’ambiente caldo. Ovvio che se l’utilizzo invernale si facesse più intenso il sistema a pavimento sarebbe più economico. Ma l’ulteriore vantaggio del sistema ad aria è che può essere utilizzato tal quale per la climatizzazione estiva, cosa invece non possibile con quello radiante (che necessita di deumidificazione ad aria in tutti i casi).
      Quindi, riassumendo: per il riscaldamento ad aria una pompa di calore a GPL è più che adeguata, senza necessariamente bisogno di caldaia a supporto (che potrebbe essere valutata per la parte ACS, a seconda del fabbisogno). Per la stagione estiva va valutato con attenzione l’aspetto dei costi di esercizio, in quanto potrebbe essere più conveniente (soprattutto se in abbinamento a pannelli FV in copertura) avere un piccolo chiller elettrico che provveda al solo servizio estivo, mentre la pompa di calore a gas resterebbe attiva per la produzione di ACS.

  14. Buon giorno, avendo a disposizione una fonte energetica costante di circa 35° (acqua) e avendo l’impianto di riscaldamento a termosifoni,gradirei sapere la pompa di calore a gas che caratteristiche di rendimento avrebbe. Grazie Aldo

    1. Innanzitutto ci scusi per il ritardo nella risposta.
      Una fonte energetica a 35°C è una risorsa preziosa, dal contenuto energetico molto elevato, per certi versi anche troppo, considerando che usualmente le pompe di calore lavorano con fluidi molto più freddi da cui recuperare calore. Va ovviamente considerata la potenza disponibile (quindi la portata d’acqua a 35°C che si può utilizzare), che deve essere almeno di 17-18 kW (ovvero una portata attorno a 3000 l/h), considerando anche che sarebbe opportuno ridurre la temperatura in ingresso onde evitare di aumentare eccessivamente le pressioni interne del circuito. La resa stimata a fronte di una temperatura di mandata di 60°C, del tutto idonea per un impianto con termosifoni, è superiore al 165%, con una potenza resa di 41,6 kW.

  15. buongiorno ho una casa in alta montagna (1800m) e va spesso a 20 gradi sottozero. attualmente la casa è riscaldata con impianto ad aria e bruciatore a gas.
    la casa ha un utilizzo saltuarioo e quando non ci siamo il riscaldamento è spento potrebbe essere sostituita con una pompa di calore a gas? non gela l’impianto? quali sarebbero i benefici?
    Grazie

    1. Gentile Luca,
      grazie per la sua richiesta. La pompa di calore a gas può funzionare con ottimi livelli di efficienza anche in condizioni climatiche severe come quelle che si verificano nella sua casa in montagna. Tuttavia trattandosi di un utilizzo saltuario ci sono altri aspetti da considerare. La pompa di calore a gas è di tipo idronico, quindi utilizza l’acqua come fluido di distribuzione del calore nell’edificio. Questo implica che il sistema, per non gelare, vada lasciato libero di mantenere una minima temperatura, il che di fatto si traduce in un consumo anche in assenza di presenza in casa. Un sistema ad aria invece, come quello che ha attualmente installato, non effettua cicli antigelo.
      Per un utilizzo saltuario in un ambiente di questo tipo vedo quindi un beneficio limitato nell’installazione di una pompa di calore, proprio per i limiti legati alla protezione antigelo del circuito ad acqua. Benefici che sarebbero invece ben superiori nel caso di un utilizzo continuativo, anche in presenza di temperature esterne così rigide come quelle che ha descritto.

      A disposizione per chiarimenti.

      1. grazie per la rapida risposta.
        Con un utilizzo saltuario non esiste quindi alternativa al riscaldamento ad aria?
        esistono caldaie murali di tipo tradizionale e fluido con antigelo che possono lavorare /sopportare temperature così estreme?
        Grazie

        1. Gentile Luca,
          non è un problema legato alle temperature estreme. Per la pompa di calore a gas non c’è nessun problema a lavorare a temperature esterne di -20°C. Abbiamo impianti in Polonia e in Russia che lavorano fino a -30°C senza alcuna preoccupazione. La questione è semplicemente economica. Una pompa di calore di tipo idronico, cioè che distribuisce acqua calda nell’impianto, per evitare che l’acqua ghiacci deve mantenerla a una temperatura minima, e questo vuol dire che l’impianto è acceso (e consuma) anche quando non c’è nessuno in casa che abbia bisogno di riscaldamento. Per qualunque caldaia sarebbe anche peggio, perché i consumi sarebbero ben più alti di quelli della pompa di calore. Se poi aggiungiamo l’antigelo la cosa risolve il problema solo parzialmente, perché l’antigelo va tenuto controllato costantemente, pena il deterioramento dello stesso e il rischio di danni all’impianto. E peggiora la resa termica e il consumo elettrico di pompaggio.
          La questione ruota proprio attorno all’utilizzo parziale dell’abitazione. Se fosse la sua abitazione principale non avrei nessuna remora a consigliarle l’installazione di una pompa di calore a gas e permetterle di beneficiare dei risparmi che questa offre, senza alcuna preoccupazione per le basse temperature esterne. Proprio perché il tempo dedicato all’antigelo sarebbe una frazione di quello complessivo dedicato al riscaldamento.
          Trattandosi invece di una residenza secondaria è facile che i consumi energetici associati alla necessità di tenere in temperatura l’impianto di fatto vanifichino i risparmi associati all’utilizzo della pompa di calore. Non è un problema tecnologico quindi, ma puramente energetico (ed economico).
          Ribadisco, con qualunque caldaia sarebbe anche peggio, perché è sempre meno efficiente di una pompa di calore.
          Da cui il consiglio, per questo tipo di utilizzo, di un sistema di riscaldamento ad aria, che non avendo necessità di antigelo, non spreca combustibile per riscaldare quando non serve.
          Non per niente nella nostra gamma, accanto alle pompe di calore a gas, il top dell’efficienza, abbiamo i radiatori individuali (veda sul sito http://www.robur.it), che permettono proprio di soddisfare, con un sistema diretto ad aria, le esigenze delle seconde case e degli ambienti in cui non vale la pena installare un sistema ad acqua. Quale appunto è il suo caso.
          A disposizione

  16. Vorrei sapere fino a che temperatura può funzionare la pompa di calore e se deve essere collegata ad una caldaia in caso di temperature che vadano qualche volta sotto lo zero….inoltre vorrei un’indicazione sui consumi energetici di una pompa di calore,,, qualora dovessi collegarla ad una caldaia che funzioni alle basse temperature dovè il mio risparmio se devo continuare a pagare il gas??? GRAZIE

    1. Gentile Sig. Castellani,
      grazie per la sua osservazione. Le pompe di calore ad assorbimento a gas, a differenza di quelle elettriche, non hanno bisogno di alcuna integrazione per lavorare correttamente anche a fronte di temperature esterne estremamente basse, fino a -20°C. L’efficienza anche a -7°C è superiore a quella di qualunque caldaia, anche a condensazione, e supera i requisiti previsti per l’accesso al conto termico nelle zone climatiche E ed F che richiedono il rispetto di valori minimi di efficienza in tali condizioni climatiche.
      Per dare un’indicazione sui consumi energetici bisogna considerare il fabbisogno dell’edificio. In linea di principio una pompa di calore ad assorbimento a gas consuma 2,67 m3/h di gas metano per produrre 41,3 kW di potenza termica.
      Qualora dovessi collegarla a una caldaia già esistente, come è stato fatto in molteplici installazioni già realizzate, il vantaggio è nel poter coprire il carico energetico di base con la pompa di calore, molto più efficiente, e lasciare la caldaia solo sui carichi di picco, contenendo il costo dell’investimento. Il fatto poi di mantenere lo stesso vettore energetico (il gas) è solo un vantaggio: nessuna modifica al contatore, nessun contratto elettrico più oneroso, nessuna modifica a quadri o alimentatori, fornitura già esistente e adeguata alla potenza (le pompe di calore a gas a parità di potenza erogata hanno bisogno di un’alimentazione gas di potenza inferiore rispetto alla caldaia). Senza trascurare che per parecchie categorie di utenze è disponibile il gas ad accisa ridotta del 90%, quindi molto conveniente anche sui costi di utilizzo.
      Se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti, a disposizione.
      Cordiali saluti

      1. Abito a Macerata nelle Marche su una casa singola costruita intorno al 1990 con bombolone GPL interrato. Siamo in tre persone e difficilmente facciamo la doccia in contemporanea anche se abbiamo 3 bagni.
        Al piano terra vi è una cucina e bagno riscaldate con 2 Stufe convettive a gas fondital (il gas è diretto).

        Il primo piano è di circa 160 mq . Doppi vetri e le pareti hanno mattoni poroton. Il lato nord ha lana di vetro e poi intercapedine.
        Ho una caldaia Vaillant, sempre del 1990, modello VCWI 242 E (Potenza termica nominale 24 Kw, Carico termico nominale 26,7 KW) .
        Spendo come GPL introno ai 1500,00-1700,00 euro, a stare attenti.
        La caldaia ancora va bene ma voglio guardarmi intorno per altre soluzioni future e senza modifiche invasive al primo piano.

        La caldaia si trova all’interno di una colonna della cucina larga 60 Cm. I termosifoni in ghisa.

        Ti chiedo quale dimensione potrebbe avere in KW una pompa di calore aria-acqua robur che sostituisca l’attuale caldaia e che facesse anche freddo d’estate (nel soggiorno ho 2 vancoil aermec per il caldo). Qui nelle Marche capiterà per 7-15 giorni all’anno che fa molto caldo. Non risolve il problema al 100% ma emettere un pò d’aria fredda può migliorare l’ambiente.

        Oppure una pompa di calore abbinata alla caldaia.

        Se è a monoblocco potrei metterla sul terrazzo (molto grande) e fare passare i tubi sotto la cucina ed arrivare ai tubi che si trovano nell’attuale caldaia.
        Ho anche un impianto fotovoltaico sul tetto di 3 Kw , V conto energia 1° semestre.
        Scusa se mi sono dilungato.
        Roberto

        1. Gentile Roberto,
          grazie per la sua richiesta.

          Uno studio accurato ovviamente richiede il parere di un tecnico incaricato della progettazione, cosa che ovviamente in questa sede non possiamo fare.

          L’abitazione così come descritta potrebbe essere idonea per la nostra pompa di calore aria/acqua K18 (maggiori informazioni su http://www.robur.it/pompe_di_calore/pompa_di_calore_a_gas_per_case_mono_e_bifamiliari_k18), che può portare ad interessanti risparmi per quanto attiene il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Rimane escluso il servizio di condizionamento estivo ma, personalmente, considerando che il periodo di reale bisogno è molto ridotto (7-15 giorni, come riporta la sua mail) e che c’è disponibilità di energia dai pannelli FV, io provvederei con un sistema autonomo con un piccolo condizionatore idronico da collegare ai due fancoil del soggiorno.
          La progettazione va studiata con cura perché bisogna “segmentare” nella stagione estiva il circuito riscaldamento (che sarà utilizzato, solo per i fancoil del soggiorno, dal condizionatore) dal circuito acqua calda sanitaria (che sarà invece usato tutto l’anno dalla pompa di calore).
          A quel punto la stessa pompa di calore potrebbe essere collegata anche al piano terra, eliminando le stufe convettive a gas.

          La pompa di calore deve in ogni caso essere installata all’esterno, e potrebbe coesistere con la caldaia attuale, oppure sostituirla (nel qual caso si beneficierebbe degli incentivi di legge).

          A disposizione.

          1. Per ora la ringrazio, volevo sapere per ora un’indicazione della pompa di calore più vicina alle mie esigenze.

  17. Mi sento di porre questa semplice ma curiosa domanda che mi pongo da tempo, premesso che sono ampiamente convinto dei vantaggi delle pompe di calore ad assorbimento rispetto a quelle a compresione, ma valutando il numero di impianti fotovoltaici installati anche da privati, e di conseguenza spesso con possibilità di disporre di svariati kw da smaltire prima della scadenza dei tre anni (alcuni miei clienti hanno inserito resistenze nei bollitori di accumulo proprio per utilizzare quei kw) mi chiedo appunto perchè non prevedere anche una pompa di calore ad assorbimento che possa utilizzare in alternativa o addirittura in parallelo un sistema di riscaldamento del fluido anche elettrico ? grazie per l’attenzione distinti saluti claudio folli

    1. Gentile utente, la notevolissima quantità di impianti fotovoltaici installati è sicuramente in buona parte dovuta all’altrettanto notevolissima disponibilità di finanziamenti pubblici erogati.
      A riguardo avrà certamente già visto il nostro articolo http://www.roburperte.it/2011/06/01/tramonta-l%E2%80%99era-degli-incentivi-fuori-di-mercato/
      Non va dimenticato infatti che, allo scopo di alimentare la pompa di calore in ogni condizione di funzionamento, la linea di potenza elettrica va comunque dimensionata per l’intera potenza di progetto necessaria, e rappresenta un costo fisso da sostenere indipendentemente dal fatto che sia
      utilizzata la fonte fotovoltaica, in quanto questa non è sempre disponibile (anzi manca proprio nel periodo di massimna richiesta, cioè nelle fredde notti invernali.
      Allo stesso modo per l’utilizzo della resistenza elettrica, sarebbe interessante fare dei confronti di tipo economico sull’effettivo risparmio conseguito, che siano se possibile indipendenti dal “drogaggio” indotto negli stessi dal conto energia.
      Non dimentichiamo inoltre che il DL 28 del 03/03/2011 esclude esplicitamente l’attribuzione di energia rinnovabile all’abbinamento di pompe di calore elettriche con pannelli fotovoltaici (vedi allegato 3 del decreto).
      L’utilizzo di un sistema di riscaldamento di tipo elettrico all’interno di una pompa di calore ad assorbimento, che tra i suoi pregi ha proprio la richiesta di un impegno elettrico minimo rispetto alla potenza termica fornita, sarebbe quindi controproducente Le unità ad assorbimento infatti, come avrà già avuto modo di apprezzare nella documentazione tecnica, possono raggiungere la temperatura di 70°C, adeguata anche per produrre acqua calda sanitaria, senza bisogno di alcuna integrazione energetica esterna, al contrario di quanto avviene per le unità elettriche, che di questa integrazione hanno forzatamente bisogno.

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