Tramonta l’era degli incentivi fuori di… mercato

Tramonta l’era degli incentivi fuori di... mercatoDecreto attuativo sul fotovoltaico – Tramonta l’era degli incentivi fuori di …  mercato

È stato pubblicato sulla Gazzetta Italiana n. 109 del 12 maggio il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 5 maggio 2011 che regolamenta il quadro incentivante per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con particolare riferimento alla fonte solare fotovoltaica (il cosiddetto “quarto conto energia”).

Numerosissime le persone che si sono stracciate le vesti, con grande clamore di piazza, fin dalla pubblicazione del DL 28 del 03/03/2011, tacciato a torto del soprannome di “ammazzarinnovabili”. Ma la realtà ovviamente è diversa.

Come diceva il saggio Lao Tse “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”, e non possiamo che trovarci d’accordo con il legislatore che antepone gli interessi dell’ambiente, dei cittadini e di tutta una filiera di aziende (molto spesso 100% italiane o alla peggio europee) che si dedicano da anni alle fonti rinnovabili termiche, finora deliberatamente snobbate da ogni forma di agevolazione.

In sostanza, quali sono i contenuti di questo decreto che tanto scandalo hanno destato?

Per prima cosa partiamo dall’antefatto, ovvero dal DL 28-2011, che all’articolo 23 tra l’altro cita la necessità di adeguare il quadro incentivante in ragione della riduzione degli oneri in capo ai consumatori (individuabili in 2,4 miliardi di euro annui, pari a un aumento del 3% sulla bolletta elettrica proprio per finanziare questi importi), così come la necessità di tenere conto dell’evoluzione del mercato e delle tecnologie, e di individuare tipologie di impianti non incentivabili (perché energeticametne e ambientalmente insostenibili). Questo articolo ha il nobile scopo di evitare di riversare immense quantità di denaro pubblico per finanziare impianti di un’unica tecnologia “verde”, penalizzando altra, altrettanto efficienti e convenienti in termini di tutela ambientale.

Nello stesso DL 28 all’articolo 25, comma 10, sono citati alcuni principi essenziali, di cui finora non c’era traccia nel quadro incentivante, come ad esempio il limite di potenza fotovoltaica cumulativa che può godere degli incentivi, così come il principio di riduzione degli incentivi in funzione dello sviluppo tecnologico e del quadro incentivante di altri Stati dell’Unione Europea (fatto questo rilevante visto che numerosi fondi di private equity esteri venivano a costruire impianti fotovoltaici nel nostro Paese per l’esagerata remuneratività delle sovvenzioni statali), così come la presenza di tariffe differenziate in funzione dell’area di sedime (per evitare che intere zone agricole vengano tramutate in campi fotovoltaici, con effetti devastanti per il paesaggio, come in questo esempio, in cui tra l’altro si potrà notare come il campo fotovoltaico resta decisamente in ombra).

Inquadrato il contesto, passiamo a esaminare il testo del decreto, che viene applicato a tutti gli impianti di potenza superiore a 1 kW che entreranno in esercizio (ovvero connessi con la rete elettrica nazionale, provvisti di tutte le apparecchiature necessarie alla contabilizzazione dell’energia e in regola con gli obblighi relativi all’accesso alle reti elettriche) dopo il 31/05/2011.

Per prima cosa viene fissato un limite di potenza installata, pari a 23.000 MW, entro il 31/12/2016, e viene fissato un tetto di incentivi, per questa potenza complessiva, stimato tra 6 e 7 miliardi di euro annui (e non pochi di noi diranno che con questa cifra annua se ne possono fare di cose…, quindi non è proprio il caso di gridare alla cancellazione degli incentivi, perché se 7 miliardi di euro annui vuol dire essere cancellati dagli incentivi, spero proprio di finire cancellato anch’io…).

Al superamento del limite annuo gli impianti continueranno ad essere incentivati, ma gli importi disponibili saranno conseguentemente scalati da quelli disponibili per gli anni a seguire, in modo da rispettare il costo cumulato previsto. Oltre a questo saranno riviste le tariffe incentivanti, in modo da evitare l’esaurimento troppo rapido delle risorse economiche a disposizione. Prima del decreto il costo cumulato non era previsto, quindi teoricamente non c’era limite alla quantità di denaro che i contribuenti potevano essere costretti a sborsare per finanziare gli impianti fotovoltaici di pochi grandi utilizzatori.

Proprio a questo proposito è fissato un limite, sia di potenza che di spesa, per i grandi impianti (ovvero impianti superiori a 1 MW se su edifici o 200 kW se diversi), secondo la tabella seguente

1/6/2011 – 31/12/2011 1° sem 2012 2° sem 2012 Totale
Livelli di costo 300 ML€ 150 ML€ 130 ML€ 580 ML€
Obiettivi di potenza 1.200 MW 770 MW 720 MW 2.690 MW

Solo fino a dicembre 2012 i piccoli impianti sono ammessi all’incentivo senza computare il costo totale annuo, anche se comunque le tariffe incentivanti sono progressivamente ridotte.

Dal gennaio 2013 a dicembre 2016 i costi e le potenze previste sono riassunti dalla tabella seguente. Come già detto il superamento del costo previsto per il periodo non determina l’esclusione dalle tariffe incentivanti, ma va a ridurre l’importo a disposizione per il periodo successivo.

1° sem 2013 2° sem 2013 1° sem 2014 2° sem 2014 1° sem 2015 2° sem 2015 1° sem 2016 2° sem 2016 Totale
Livelli di costo 240 ML€ 240 ML€ 200 ML€ 200 ML€ 155 ML€ 155 ML€ 86 ML€ 86 ML€ 1.361 ML€
Obiettivi di potenza 1.115 MW 1.225 MW 1.130 MW 1.300 MW 1.140 MW 1.340 MW 1.040 MW 1.480 MW 9.770 MW

Altri livelli incentivanti (comunque soggetti a progressive riduzioni) sono previsti per impianti con caratteristiche innovative o del tipo a concentrazione, proprio allo scopo di premiare l’effettiva componente innovativa di questi impianti.

Già, perché per inciso va ricordato che i pannelli solari, specialmente quelli con cristalli di silicio di tipo amorfo, sono realizzati con gli “scarti” di tutti gli altri processi di lavorazione del silicio, quindi a costi estremamente ridotti per le aziende di produzione che, sempre per inciso, non si trovano non solo in Italia, ma neppure in Europa, essendo tutte concentrate in Estremo Oriente (Cina e compagnia).

Il decreto limita anche la cumulabilità delle tariffe incentivanti con altre forme di incentivo per la realizzazione dell’impianto (per quanto incredibile possa sembrare, in passato era possibile cumulare questi incentivi).

La data di entrata in esercizio dell’impianto assume sempre più rilevanza, infatti è da quella data che si potranno percepire gli incentivi e la tariffa incentivante sarà quella in vigore alla data di entrata in esercizio. In caso di lungaggini burocratiche da parte del GSE che comportino la perdita di incentivi o l’accesso a tariffe inferiori sarà l’Ente stesso a farsi carico di risarcire gli incentivi non percepiti.

Per i grandi impianti sarà allestito un apposito registro, con lo scopo di monitorare con accuratezza costi e potenze, al fine di rispettare i budget individuati dal decreto. Ovviamente il registro ha lo scopo di determinare un ordine di priorità per l’accesso alle tariffe di incentivazione, e di conseguenza esclude dagli incentivi gli impianti che vengono a superare i costi o le potenze cumulative previsti per il periodo di riferimento. I criteri di ordinamento per la precedenza sugli incentivi, oltre ovviamente alla data di ingresso in esercizio, comprendono una forma di priorità per impianti di potenza minore, allo scopo di scoraggiare poche installazioni di grande potenza a favore di un maggior numero di installazioni di potenza inferiore. A questo proposito sono anche previsti apposite norme volte ad evitare il frazionamento di un grande impianto in impianti più piccoli allo scopo di aggirare le limitazioni previste per i grandi impianti.

Sempre per testimoniare l’attenzione che il legislatore ha prestato alle problematiche nel loro complesso è da notare la richiesta che i moduli fotovoltaici siano garantiti almeno 10 anni dal produttore, e che lo stesso garantisca il riciclo dei moduli stessi al termine della vita utile dell’impianto.

La tariffa incentivante è riconosciuta per un periodo di 20 anni dalla data di entrata in esercizio, ed è costante per il periodo di incentivazione, in modo da dare riferimenti certi agli investitori.

Dal decreto vengono previsti degli scenari di “premio”, sottoforma di incrementi della tariffa incentivante fino al 30%, per installazioni di impianti fotovoltaici abbinati a interventi di riqualificazione energetica degli edifici che comportino una riduzione di almeno il 10% dei fabbisogni energetici invernali ed estivi, previa produzione di opportune certificazioni energetiche pre e post-intervento in grado di evidenziare i benefici ottenuti. L’incremento sarà proporzionale alla riduzione del fabbisogno energetico conseguita, fermo restando il limite del 10%. Nel caso degli edifici di nuova costruzione le stesse agevolazioni vengono concesse qualora il fabbisogno sia del 50% inferiore rispetto ai minimi previsti dal DPR 59 del 02/04/2009.

Altri scenari di “premio” (comunque alternativi tra le varie tipologie previste) sono previsti per impianti in aree industriali o comunque non residenziali (maggiorazione del 5%), per gli impianti installati e gestiti da piccoli comuni (sempre 5%), per impianti installati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto (5 centesimi/kWh).

Di grandissima importanza, sempre negli scenari di “premio”, il contributo del 10% per gli impianti il cui costo, manodopera esclusa, sia per almeno il 60% riconducibile ad aziende all’interno dell’Unione Europea. Nel settore del fotovoltaico (e non solo) è una pietra miliare! Al di là di norme protezionistiche più o meno sensate, mi sembra sacrosanto sancire l’opportunità che i soldi pubblici vadano per quanto possibile in aziende che creano e sostengono l’occupazione di chi provvede a versare quegli stessi soldi allo Stato.

Finalmente questo testo mette in evidenza la necessità di prestare attenzione anche alla provenienza dei prodotti incentivati, in modo da creare ricadute occupazionali un po’ più sostanziose che non la semplice commercializzazione ed installazione. Questo potrebbe servire anche a portare (o riportare) il necessario know-how tecnologico in Europa (o meglio in Italia) per innescare un ciclo virtuoso di sviluppo dell’intera filiera. Altro che decreto ammazzarinnovabili!

Per gli impianti con tecnologie innovative (ovvero specificamente progettati per una migliore integrazione o per completa sostituzione architettonica, secondo quanto descritto nell’Allegato 4) o a concentrazione sono previste apposite tariffe incentivanti, definendo tuttavia un limite superiore di potenza pari a 5 MW per singolo impianto.

Fra i criteri tecnici dettagliati nell’Allegato 1, interessante osservare che viene fissato un valore minimo di efficienza in fase di avvio dell’impianto, calcolato come rapporto tra quanto producibile, nelle specifiche condizioni di esercizio, e quanto effettivamente prodotto, allo scopo di evitare installazioni inefficienti o mal realizzate (che fino ad oggi sono state indifferentemente incentivate). Tale valore è fissato in un minimo del 78% (per impianti con inverter fino a 20 kW). Non è molto, sicuramente, ma è meglio di niente. Ancora più utile sarebbe stato obbligare al rispetto di un valore minimo di efficienza durante tutta la vita dell’impianto in quanto, è il caso di sottolinearlo, nulla ad ora obbliga alla necessaria e regolare manutenzione degli impianti (anche solo pulire i pannelli, cosa che in moltissimi impianti è completamente trascurata…tanto gli incentivi arrivano lo stesso!), in modo da non scendere sotto quel valore di efficienza.

Nell’allegato 2 è ribadito che non sono classificati come edifici (e pertanto non danno adito alle relative agevolazioni, ma sono soggette a tariffe incentivanti decisamente inferiori) le strutture temporanee come pergole, serre, tettoie, pensiline e così via.

E infine, passiamo alle tariffe vere e proprie, sviscerate nell’Allegato 5 con ampio dettaglio. Giusto per dare la dimensione del fenomeno passiamo da 0,387 €/kWh per impianti sugli edifici sotto i 3 kW installati entro giugno 2011 a 0,298 €/kWh (-23%) per il medesimo impianto installato a dicembre 2011. Poi si scende ai 0,252 €/kWh a dicembre 2012 (-15% su dicembre 2011 e -35% su giugno 2011). Dal 2013 si fa ulteriore distinzione tra l’energia autoconsumata e quella effettivamente immessa in rete, che viene quantificata con una tariffa omnicomprensiva (incentivo + prezzo di acquisto dell’energia sul mercato). L’energia autoconsumata perde pesantemente di convenienza (0,230 €/kWh a giugno 2013), in modo da disincentivare tutti quegli impianti energivori che fino ad oggi hanno avuto ampia possibilità di diffusione (tipo il riscaldamento con fibra di carbonio…che altro non è che un riscaldamento elettrico, come le vecchie stufette elettriche che si usavano una volta, dall’efficienza spaventosamente bassa). In questo senso anche le pompe di calore elettriche asservite a pannelli fotovoltaici, rientrando nella categoria dell’autoconsumo, saranno oggetto di pesantissimo calo di incentivi. La tariffa omnicomprensiva passerà dagli attuali circa 0,50 €/kWh a 0,375 €/kWh a metà 2013 (-25%).

Da luglio 2013 e per gli anni a seguire ci saranno ulteriori pesanti riduzioni, mediamente intorno al 10% sul semestre precedente, per arrivare al 2016 quando la riduzione prevista per ogni semestre si posiziona sul 30% rispetto al semestre precedente.

Come già anticipato inoltre è dettagliata in questo allegato la formula per il calcolo automatico della riduzione della tariffa incentivante in seguito al superamento, nel semestre precedente, del costo annuo previsto. La formula prevede una riduzione proporzionale percentuale in base al livello di superamento del costo rispetto a quanto previsto.

Per gli impianti innovativi e a concentrazione sono definiti profili di incentivazione specifici, comunque soggetti a riduzioni semestrali (decisamente più ridotte, dell’ordine del 5% a semestre). Gli incentivi premiano significativamente gli impianti innovativi ed integrabili architettonicamente, anche rispetto agli impianti a concentrazione.

In sintesi un decreto estremamente ricco di contenuti, e di spunti di riflessione che si potrebbero estendere ad altre situazioni ancora da regolamentare.

Tra le tante, pensiamo ad esempio al “premio” per impianti fotovoltaici abbinati a interventi di riqualificazione edilizia. In questo modo si “attiva” non solo la filiera del fotovoltaico (come già detto appannaggio di pochi grandi produttori per la maggior parte extraeuropei), ma anche la filiera del risparmio energetico, a sicuro maggior contenuto di “italianità” e con ricadute molto più importanti sul piano occupazionale (basta vedere gli effetti che ha avuto la detrazione del 55% sulle riqualificazioni energetiche).

Altro punto importante, che verrà sicuramente sottovalutato, è la difesa della produzione italiana ed europea attraverso una maggiorazione dell’incentivo, per contribuire alla creazione di una vera filiera industriale che non sia limitata alla sola commercializzazione e installazione, ma abbia ricadute molto più ampie sul tessuto industriale e occupazionale. Questo permetterà di far passare la scelta da una pura valutazione del costo di acquisto (cinese=costa meno, quindi si compra quello) a una valutazione più ampia che possa comprendere anche il criterio della provenienza dei componenti…dopotutto sono soldi italiani e sarebbe bello che andassero a sostegno di produttori italiani!

Altro fattore essenziale è il tentativo, effettuato attraverso norme e incentivi molto stringenti per i grandi impianti, di limitare gli abusi del passato di chi veniva a “mietere incentivi” nel nostro paese, senza nessun interesse per le tematiche ambientali o occupazionali (anzi, meno i pannelli e l’impianto costavano, più rendeva l’investimento, quindi si lavorava al risparmio su tutto, manodopera compresa) ma mirando solo alla redditività dell’investimento, che grazie agli incentivi esagerati rendeva molto più redditizio installare pannelli solari, magari devastando un terreno agricolo, che non aprire un’azienda (dando lavoro alla popolazione) o investire in altre forme di attività più rischiose e dai ritorni certamente inferiori.

Il DL 28-2011 prospetta in modo molto chiaro che è giunto il momento che, a tutti i livelli, si cominci a pensare che energia rinnovabile non è solo il solare, termico o fotovoltaico che sia, ma ci sono moltissimi altri ambiti (che per inciso finora hanno dato il loro contributo e sono cresciute come peso e come maturità industriale in assoluta assenza di regimi di sovvenzione) che possono avere un peso molto maggiore sulla scala globale, sia in termini di efficacia degli interventi che di ricadute positive ambientali e occupazionali. Il settore delle rinnovabili termiche ad esempio (con le pompe di calore in prima linea, specialmente quelle aerotermiche che possono contare su una fonte energetica disponibile ovunque e a costo zero) è da tempo pronto a svolgere questa essenziale funzione di “traino” verso una nuova fase dello sfruttamento di tutte le energie rinnovabili, in attesa che i nuovi progressi della ricerca e della tecnologia mettano a disposizione tecnologie sempre più avanzate e più rispettose dell’ambiente, con un meccanismo virtuoso di competizione a tutto vantaggio del pianeta e dei suoi abitanti.

  • A sostegno di quanto scritto in merito alla difesa dei prodotti di matrice europea (bonus del 10% sull’incentivo) ci sono già diversi installatori che, sovvertendo completamente la logica della legge stessa, propongono mix di prodotti che per i pannelli sono al 70% cinesi e per il resto europei (Italia zero) e per la parte elettrica sono al 100% europei (ma Italia sempre zero). Queste sono esattamente le stesse logiche di appropriazione degli incentivi ad ogni costo che hanno portato al “buco” del fotovoltaico e alla promulgazione del decreto stesso. Speriamo che il buon senso dell’utenza ponga un argine al fenomeno speculativo, là dove il legislatore per forza di cose non è potuto arrivare.